

217. L'Ulivo e la sinistra al potere, il secessionismo leghista.

Da: M. L. Salvadori, Storia d'Italia e crisi di regime, Il Mulino,
Bologna, 1996.

Con le elezioni del 1996 ha trovato concreta applicazione il
principio dell'alternativa di governo: si  cos interrotta
un'anomalia tipica della storia della repubblica italiana. Questo
 il significato della vittoria dell'Ulivo secondo lo storico
Massimo Luigi Salvadori, che nel seguente passo analizza anche le
circostanze che hanno reso possibile il successo delle forze di
centro e di sinistra ed esamina un'altra caratteristica nel
contempo insorta in questa fase di transizione della storia
politica italiana: l'emergere di una questione settentrionale,
evidenziato dall'orientamento secessionista assunto dalla lega.


La campagna elettorale che precedette le elezioni del 1996 fu
condotta nel segno di una forte incertezza. Il centro-destra venne
indebolito da una serie di fattori. Il primo fu il peso crescente
al suo interno di alleanza nazionale, a cui i sondaggi
promettevano un rilevante successo. Questo aspetto preoccup
elementi che, pur moderati, non erano per disposti a vedere la
coalizione politicamente e forse anche numericamente dominata da
una componente decisamente di destra. Il secondo fattore fu che
questi stessi elementi potevano questa volta, a differenza che nel
1994, trovare una sponda sia nel partito popolare sia nella lista
formata da Dini, l'uno interno all'Ulivo, guidato da un ex
democristiano come Prodi, l'altra decisasi ad allearsi con la
nuova formazione. Il terzo fattore fu che le prospettive di
successo del centro-destra vennero decisamente compromesse dalla
presenza della lega in posizione autonoma. Il quarto fu la
presenza disturbatrice delle liste autonome di rifondatori
neofascisti. Il quinto fu la buona prova complessivamente offerta
dal governo di un Dini che aveva rotto con Berlusconi.
Berlusconi e Fini cercarono il successo ripetendo gli schemi della
campagna del 1994: insistendo da una parte che l'Ulivo era la
foglia di fico della sinistra ex comunista e neocomunista,
dall'altra - e questo fu un passo falso vero e proprio, sia per la
sua strumentalit [...] sia per la sua palese non credibilit,
compiuto in prima persona da Berlusconi - che una vittoria
dell'Ulivo avrebbe potuto precludere agli italiani elezioni libere
in futuro.
L'Ulivo aveva dovuto affrontare prima della campagna elettorale
aspri contrasti interni. Ma il timore della vittoria di un centro-
destra deciso a ricercare la rivincita con toni e argomenti quali
quelli sopra richiamati fece da collante delle forze ad esso
avverse. La leadership di Prodi usc rafforzata [...] dal
riequilibrio in senso moderato-centrista rispetto alla sinistra
dovuto alla presenza della lista Dini nella coalizione. Fu altres
questo riequilibrio che depotenzi l'effetto dell'intesa
elettorale con i neocomunisti.
Il centro-destra si presentava nell'insieme pi omogeneo; ma la
capacit di coalizione del centro-sinistra era maggiore, favorita
dalla linea vuoi della lega vuoi dei rifondatori neofascisti e dal
patto non programmatico ma elettorale con rifondazione comunista.
Le elezioni dell'aprile 1996 diedero all'Ulivo alla Camera 284
seggi e a rifondazione comunista 35. La coalizione di centro-
destra ottenne 246 seggi. La lega, cui and un successo oltre ogni
previsione, ne ottenne 59. La quota proporzionale mise in luce i
rapporti di forza tra i singoli partiti. Primo tra questi risult
il PDS con il 21,1 per cento, subito seguito da forza Italia, che
cos dimostr il suo radicamento, con il 20,6. Alleanza nazionale,
che aveva nutrito ben maggiori ambizioni, ebbe il 15,7, la lega il
10,1, rifondazione comunista l'8,6, i popolari e le forze ad essi
aggregate il 6,8, il CCD e il CDU il 5,8, la lista Dini alleata
all'Ulivo il 4,3, i verdi il 2,5, la lista Pannella-Sgarbi l'1,9,
la lista Fiamma (rifondatori neofascisti) lo 0,9. Al senato
l'Ulivo ottenne 157 seggi contro i 116 del centro-destra e i 27
della lega.
La vittoria del centro-sinistra era stata resa possibile, dunque,
dalla decisione di Bossi di fare la sua corsa da solo. Come la sua
alleanza con forza Italia e alleanza nazionale aveva costituito
l'elemento determinante del successo dello schieramento di centro-
destra nel 1994, cos la rottura dell'alleanza fu la condizione
nel 1996 della sua sconfitta. La lega, che era andata alle
elezioni sulla piattaforma estremista del secessionismo, divent
il primo partito nel Nord, dove ottenne ben il 20,5 per cento,
superando, seppure di poco, il PDS e forza Italia. In particolare,
essa assunse il carattere di un partito di massa nel Nord-Est. Un
dato quanto mai allarmante, che metteva a nudo l'emergere
dirompente di una questione settentrionale in un paese la cui
storia era stata dominata dalla questione meridionale.
In relazione allo schema interpretativo che sta a fondamento di
questo saggio, la vittoria dell'Ulivo ha avuto una grande
importanza: non solo, infatti, per la seconda volta nella storia
dell'Italia unita si  avuta un'alternativa di governo all'interno
delle istituzioni; ma, per la prima volta da un lato questa
alternativa, pur con gli intenti profondamente innovatori di chi
l'ha promossa, ha rivendicato e in effetti avuto un carattere di
normalit, dall'altro la sinistra - significativamente non in
grado di puntare sulla guida del governo -  andata al potere per
via elettorale e non gi nel quadro di grandi coalizioni di
governo senza la legittimazione del voto popolare come nel
periodo successivo al 1944. Il tentativo berlusconiano di fondare
le elezioni sul rinnovarsi della guerra ideologica contro la
sinistra e i suoi strumenti, presentati come una minaccia alle
istituzioni democratiche,  risultato inefficace, in quanto il
confluire di determinanti settori moderati nell'alleanza
avversaria ha spuntato l'arma. Un sostanziale passo avanti verso
la normalit  stato poi costituito dal fatto che, a differenza
che nel 1994, nel 1996 il confronto  avvenuto non sulle ceneri di
un sistema partitico, ma di un sistema in via di una sia pure
faticosa ricostruzione.
La sinistra italiana , perci, andata al potere in seguito al
voto. Vi  andata per in conseguenza degli effetti prodotti
congiuntamente da un mutamento qualitativo della cultura politica
della sua componente maggioritaria (abbandono del marxismo e del
comunismo, sua confluenza nel socialismo democratico europeo) e
dal decisivo collegamento con forze centriste da cui  scaturita
la leadership della coalizione vincente. La sinistra che  andata
al potere ha potuto, insomma, farlo perch non era pi quella del
passato. Non si  in alcun modo trattato della conclusione di una
lunga marcia cominciata nel 1948. Certo, la sinistra andata al
potere non era figlia di nessuno, poich la sinistra comunista
aveva posto solide radici nel tessuto democratico italiano
sopravvissute alle sue tormentate e contraddittorie vicende
politico-ideologiche e trasmesse al PDS.
Laddove per la sinistra maggioritaria le elezioni del 1996 sono
state il risultato conclusivo dell'abbandono da tempo definitivo
di ogni atteggiamento da anti-stato, l'opposto deve dirsi per la
lega; la quale, nel corso della sua campagna elettorale, ha
inasprito la sua guerra ideologica contro le coalizioni tra loro
in competizione, accusate di essere entrambe centraliste e avverse
ai diritti di libert e di indipendenza della Padania. E'
importante sottolineare come la lega abbia ottenuto il suo
rilevante successo non pi avanzando il progetto di una riforma
federale dello stato unitario, bens un progetto estremistico di
secessione del Nord dal resto d'Italia. In questo modo, essa si 
presentata come una nuova espressione radicale dello spirito
dell'anti-stato, diretta contro i fondamenti della Costituzione
italiana. Che si tratti di un radicalismo pi apparente che reale
o reale quanto apparente, che il secessionismo di Bossi
corrisponda o meno all'orientamento dei suoi seguaci ed elettori,
 un aspetto destinato ad essere chiarito nel futuro; ma resta il
dato essenziale che la lega ha costruito il suo successo su una
piattaforma nettamente anti-statale e lo ha ottenuto nella parte
economicamente pi ricca e dinamica d'Italia. A presentare un
volto apertamente anti-statale non sono stati questa volta operai
rossi diretti contro il capitalismo, ma ceti medi e strati
popolari rivolti contro Roma ladrona. Sicch il pi forte
partito del Nord non legittima n lo stato n il sistema politico
e istituzionale del paese.
Il sistema politico italiano  perci avviato verso una
normalizzazione ancora precaria, che mantiene dentro di s forti
elementi di eccezionalit.
